Collezioni

Pianta

Il museo è disposto  in sette sale: quattro occupate dalle esposizioni permanenti, una per le esposizioni  e mostre temporanee, due destinate a laboratori e depositi.

Sala 1- INGRESSO

Il filo conduttore dell’esposizione è lo scorrere del tempo attraverso le varie sezioni del Museo: il tempo del lavoro dell’uomo, quello della bottega, quello della campagna, quello della casa, della festa e perfino quello della moda.

Ad accogliere il visitatore è il grande orologio della vecchia torre campanaria del Comune di San Potito Ultra, in marmo di Carrara con cornice di ghisa, con le lancette cesellate in ferro battuto, accoglie il visitatore invitandolo a proseguire il suo viaggio nella dimensione del tempo passato e a scoprire oggetti dei più disparati mondi del lavoro per recuperarne la memoria.

Nella prima sala, una grande libreria in legno ospita innumerevoli esempi di radio, testimoni di come l’estetica e le funzionalità cambino ma l’utilità della comunicazione accessibile a tutti resta immutata.

Poi ancora il primo modello di radio- grammofono, massici telefoni, fotocamere e primordiali cineprese.

È presente, inoltre, uno splendido abito arabo di Ryad, proveniente dall’Arabia Saudita, facente parte del corredo dotale di una principessa, moglie del principe Tahal El Saud, che gliene fece dono durante un suo viaggio.

Si tratta di un abito degli anni ’50 del XX secolo, in pizzo nero su tulle, di dimensioni grandiose, ampio 500 cm e lungo sul davanti 145 cm e il dietro 370 cm. È dotato di una rigida pettina a punta intrecciata di oro, ed ha maniche ampissime orlate di bande e paillettes d’oro.

Due grandi inserti in seta rosso- fucsia con decori di grandi fiori in oro danno risalto e luce all’intero abito.

Sala 2

Nella seconda sala, il visitatore viene condotto verso il mondo delle botteghe artigiane come quelle della stampa e della scrittura.

Una piccola collezione di strumenti per la grafica degli anni ’30 del secolo scorso, presenta matite, mine, pennini per calligrafia corsiva, scrittura inglese, scrittura gotica, con le loro originali scatoline-custodie in cartone, decorate da immagini d’epoca.

Scatole di cuoio, rivestite all’interno in velluto, contengono compassi, regoli e strumenti per disegno di precisione.

La bottega del tipografo presenta un torchio a vite un tempo utilizzato per rendere la carta pronta alla stampa, un secondo attrezzo dotato di due rulli serviva a ribaltare la carta dopo la fase della stampa per passarla poi alla fase della rifinitura e della rilegatura.

L’occhio del visitatore viene catturato dall’imponente stampante per quotidiani, testimone della diffusione dell’informazione e dello sviluppo della stampa moderna.

Sala 3

Continuando il percorso tra le varie botteghe, ci si immerge in quella del falegname con i suoi strumenti da lavoro tra cui: pialle, seghe, morsetti, succhielli, trapani manuali, chiodi.Testimone di come l’artigiano allo stesso tempo diventava un vero e proprio artista.

Poi ancora la bottega del fabbro, richiama il mondo della metallurgia con la lavorazione del ferro, quando l’operaio grazie a strumenti come l’incudine, il martello, le forge… diveniva anche egli un vero e proprio artigiano quando realizzava oggetti in ferro battuto come ringhiere, cancelli, serrature, fontane.

Un grande torchio richiama il tempio della vendemmia, riportando alla mente tutte le sue fasi, dalla raccolta nei campi fino all’imbottigliamento.

Tra gli angoli delle botteghe artigiane, fanno elegante mostra di sé alcune scene di presepe create dalle mani sapienti di Sabatino Di Pietro, artigiano del luogo, che con cura e poesia ha saputo dare voce alle arti e ai mestieri di un tempo lontano.

Sala 4

Tra i mestieri rappresentati nell’esposizione troviamo quello dell’orafo: una grande personale passione del donatore Ezio De Felice nella quale si è cimentato tra gli anni ’70 e ’80, realizzando collane, ciondoli e spilli con pietre preziose.

Un angolo dedicato al tempo della musica mostra e ricorda i rituali festosi delle comunità, dalle feste patronali alle funzioni religiose.

Gli strumenti in mostra abbracciano i diversi campi della musica, da quella colta a quella popolare: un bellissimo piano melodico dei Fratelli Curci di Napoli che consentiva di eseguire brani musicali senza ricorrere all’azione dei tasti, ma facendo scorrere su rulli attivati da una manovella dei cartoni punzonati.

Nell’ottocento l’evoluzione dell’abbigliamento maschile influenzò anche la moda degli orologi, che vennero ridotti nelle dimensioni e nel peso per poter essere contenuti nel taschino.

La vetrina degli orologi da tasca ricorda la scansione del tempo personale.

Molti e preziosi gli orologi in mostra, dalle casse e doppie casse cesellate in oro e argento, con le loro catene utili a portare nel taschino del panciotto il prezioso compagno del tempo quotidiano.

Centinaia sono poi i quadranti policromi in smalto, grandi e piccoli, con moltissimi rotismi in oro e rubini.

Il tempo scandito dal mondo della moda, irrompe nell’allestimento in fondo alla galleria, con una sontuosa vetrina di una sartoria d’epoca di San Potito con la scritta dei proprietari “Berardino Miranda e Figlio Davide”, al numero civico 77 di via Roma.

È un vero e proprio richiamo retrobottega di una sartoria, come evocato dal quadro del pittore Achille Martelli di fine ottocento.

Le sue vetrine offrono prodotti di merceria, con bottoni nei materiali e colori più variegati, fibbie in metallo di acciaio e dorate, forbici da sarto.

Ai lati della sartoria, ancora, macchine per il cucito dalle marche più note della fine del XVIII secolo e la prima metà del XX come Singer e Romanoni.

Il tempo intimo della famiglia e della casa è rappresentato, dal lavoro della donna irpina abile nel realizzare merletti ai fuselli, lavorando al tombolo, su quel grande cuscino ripieno di paglia.

La cura della casa trova il suo calore nelle ceramiche della collezione De Felice Sbriziolo, racchiuse nelle vetrine come richiamo delle credenze che traboccavano di vasetti riempiti di conserve di frutti della campagna, ma anche vasi ornamentali di abbellimento della casa.

La cura dei figli viene ricordata grazie ad una culla Thonet in legno, a forma di petali.